Rassegna Stampa

FERMIAMO LA VIOLENZA ED IL DEGRADO DELLA CITTA’

violenzadonneL’ennesimo episodio di violenza avvenuto in città sabato scorso ci porta inevitabilmente a fare alcune riflessioni.

Il primo pensiero è quello di esprimere incondizionatamente tutta la nostra solidarietà, come singoli e come associazione, alla ragazza vittima di tanta brutale violenza. Una violenza che toglie il respiro e alla quale tutta la città deve reagire.

Poi occorre riflettere se e che cosa è possibile e doveroso fare affinchè certi episodi non accadano nuovamente. A questa domanda secondo NOI si risponde a più livelli e in modi via via più complessi.

Prima di tutto occorre potenziare ed aggiornare il sistema di illuminazione attuale. Vivere in ambienti urbani illuminati di notte è da sempre un deterrente verso chi vuole offendere cose o persone. Oggi molti comuni si sono già dotati di sistemi di teleilluminazione in grado di coniugare un servizio di illuminazione efficace con alti criteri di risparmio energetico: tutto questo senza dover tenere acceso un lampione si ed uno no come accade attualmente.

Più volte l’Associazione NOI ha suggerito l’installazione dei sistemi di videosorveglianza necessari per scoraggiare episodi di violenza che fin troppo spesso stanno interessando le nostre strade. Il sindaco in campagna elettorale e nel suo programma di governo si è impegnato nel merito. Oggi è lecito chiedersi: a che punto siamo?

Siamo consapevoli che la risoluzione di questi problemi richiede tempi e risorse che purtroppo non coincidono con quelli dell’amministrazione. Ciò nonostante credo sia lecito pretendere che i proclami elettorali abbiano un seguito fatto di informazioni condivise, di progetti organici e di tempi certi. Poi c’è un altro aspetto del problema che va oltre le considerazioni tecniche sul miglioramento degli arredi urbani ed entra direttamente su come è strutturato il nostro tessuto sociale.

E’ possibile che si riesca a stuprare una persona senza che nessuno si accorga di nulla?

Una volta, e non è una frase fatta, tutto questo non sarebbe successo. Sia le contrade che i residenti in città hanno da sempre garantito quel sistema di relazioni solido e solidale che ha permesso non solo di tenere lontano i piccoli ed i grandi criminali ma anche di rifuggire ogni forma di omertoso silenzio ai copertura dei medesimi.

Oggi non è più così: le politiche abitative in centro storico hanno snaturato il contesto sociale trasformando le residenze in dormitori. Le contrade vengono vissute sempre meno assiduamente deprimendo il loro ruolo di controllo del territorio.

La violenza della scorsa sera pare sia stata perpetrata da un cittadino extracomunitario. Un algerino per la precisione. Poteva, in linea teorica, essere il gesto di un senese, è vero. Ma a giudicare dalle prime indagini non lo è stato.

Negare che esista un legame tra criminalità e la miseria umana che si annida tra le piaghe dell’immigrazione crediamo sia impossibile. Dunque deve essere ribadito con forza che solo percorrendo il cammino dell’integrazione di tutti i cittadini stranieri che vivono Siena si potrà mantenere compatto il tessuto sociale, caratteristica che ha fatto della nostra città e del suo modello di sviluppo un esempio da seguire e che l’ha vista primeggiare nelle classifiche delle città italiane dove si vive meglio.

Integrazione che non vuol dire passiva accettazione, sopportazione del diverso ma rispetto delle regole, le nostre regole, ed adesione incondizionata ai diritti ed ai doveri della nostra comunità. Sono molti i cittadini extracomunitari che hanno accettato questo patto e sono i primi a dover denunciare questi atti disumani.

Tutti i cittadini, senesi e non, devono concordare sul fatto che la città non merita ceffi del genere.

Procedere nel difficile percorso di integrazione significa anche dotarsi di organismi di controllo e di denuncia molto vicini ai cittadini. Soggetti che possano agire sui problemi del quartiere, che conoscano nel dettaglio il territorio. Ambiti dove potersi incontrare, dove poter conoscere chi ti sta accanto, luoghi dove l’integrazione prende forma e passa dall’essere semplice concetto astratto a essere realtà nelle relazioni tra uomini.

Le circoscrizioni avrebbero potuto svolgere questo ruolo. Purtroppo sono state abolite. Le loro funzioni, almeno parzialmente, possono essere svolte dalle consulte comunali territoriali di cui l’amministrazione sta curando l’istituzione con la messa a punto del loro regolamento.

Anche in questo caso occorre fare presto perché certi atti non accadano più.

TREKKING IN VALLE - STORIA E NATURA TRA LE MURA

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TREKKING IN VALLE - STORIA E NATURA TRA LE MURA

Volantino  Il viaggio alla riscoperta delle valli verdi interne alla cinta muraria di Siena non poteva che prendere le mosse dalla Valdimontone, conosciuta anche come “Orto dei Pecci” o “valle di Porta Giustizia”. Prima di tutto perché questa é la più centrale, a due passi da piazza del Campo. Poi perché è certamente la più vasta e profonda, separando le due colline oggi dominate dalle basiliche di Sant'Agostino, da un lato, e dei Servi, dall'altro. E infine per le sue interessantissime vicende storiche che si perdono nella notte dei secoli, essendo stata frequentata, con ogni probabilità, sin dall'età etrusca e più tardi in pieno alto-medioevo.

  Per un breve periodo, infine, la nostra vallata si è chiamata “borgo di Santa Maria”, quando il Governo dei Nove, di fronte al notevole flusso di inurbamento d'inizio Trecento, la individuò come luogo ideale per realizzare un nuovo insediamento abitativo, ove accogliere tutti coloro che da poco avevano ottenuto la cittadinanza senese. Quel popoloso pezzo di Siena che per qualche anno aveva attirato i nuovi residenti, era ormai un lontanissimo ricordo e già alla fine del Cinquecento, quando Francesco Vanni disegnò la formidabile veduta assonometrica della città, la Valdimontone era più o meno come oggi, pressoché priva di edifici e destinata alla coltivazione ortiva.

  Polmone verde che subito dopo la I Guerra Mondiale rischiò, almeno in parte, di essere violato, perché dovendosi risanare il rione di Salicotto, e nella prospettiva di dover traslocare le numerose famiglie che vi abitavano in altri luoghi della città, l'arch. Vittorio Mariani propose di costruire le nuove case proprio nella vallata adiacente, progetto fortunatamente stralciato dal Consiglio comunale; qualche anno dopo gli sfollati furono accolti in Valli e nel nuovo quartiere di Ravacciano.

  Così la valle è rimasta intonsa, seppur di difficile accessibilità e spesso chiusa, anche perché in parte utilizzata dall'Ospedale Psichiatrico di San Niccolò per le esigenze dei suoi degenti. Negli ultimi anni, invece, il suo accesso è diventato pubblico e così si è restituito alla città un enorme spazio verde assai apprezzato da senesi e non, che lo frequentano sempre più assiduamente. E allora che il nostro viaggio alla scoperta della sua storia abbia inizio!

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